Yvonne Montgomery, la signora delle road races

Le prime volte che sentivo nominare Yvonne Montgomery o leggevo il suo nome nelle classifiche di gara, mi immaginavo con certezza una ragazza, una Melissa Kennedy, una Veronika Hankocyova, una Sarah Boyes. Le donne nelle road races sono poche, ma non mancano. 

image1 (60)

Yvonne Montgomery (foto: Diego Mola)

E invece, tempo dopo, scoprii di trovarmi di fronte ad una tranquilla signora di 60 anni, dalle maniere gentili e dal marcato accento nordirlandese. Capelli a spazzola biondissimi, fisico non proprio da atleta e un sorriso buono, l’abbiamo incontrata sotto alla sua piccola tenda a Cookstown, mentre si prendeva cura delle sue 400cc e 650cc, pronte per le gare Support nelle National Road Races.

Yvonne Montgomery è ciò che non penseresti mai di trovare in un paddock. E’ una delle tante belle storie delle corse su strada. Già, perché fino ad una decina di anni fa la signora Montgomery era sposata e non era mai salita su una moto in vita sua. Ma poi…

 

Yvonne, quando hai iniziato a correre e perché? Quando hai sentito il bisogno di iniziare con le road races?

Non ne ho mai sentito realmente il bisogno, ho iniziato a guidare moto quando avevo 46 anni! Ero ad un barbecue a casa di amici, poco dopo il mio divorzio, e c’era una moto; dissi “non sono mai stata su una moto in vita mia!”. Allora il proprietario mi ha portata a fare un giro durante la settimana e sono rimasta colpita dalla velocità. Il ragazzo mi disse che avrei dovuto fare l’esame e comprarmi anch’io una moto. Ed è ciò che ho fatto, alla fine dell’anno feci l’esame, a dicembre 2005. Poi decisi di unirmi ad un Motoclub per incontrare gente con lo stesso interesse. A febbraio andai al Belfast Motorbike Show e trovai un Club chiamato Belfast and District Motorcycle Club, mi incoraggiarono ad unirmi a loro; andai ad un meeting una sera, erano tutti ex piloti e mi divertii tantissimo. Nel frattempo stavano organizzando una gara in pista a Pasquetta, mi coinvolsero e fu così che iniziai a correre. Una cosa che non mi era mai passata per la testa, non ero nemmeno mai andata a vedere una gara, non ero proprio interessata! 

 

image2 (31)Che storia interessante!

Sì, è successo tutto per caso, non è stato niente di programmato o di sognato. Quando sono andata alla prima gara ho pensato che fosse tutto meraviglioso e in seguito sono andata a fare dei “track days” con la SV che mi ero comprata. I primi giorni andavo pianissimo! Ma fu molto bello. Durante la terza giornata, però, sono caduta rompendomi un braccio e una gamba.

 

E le road races? Sono state qualcosa di naturale per te, abitando qui?

Abbastanza. Sono cresciuta in campagna e ho sempre vissuto in campagna, sono abituata a queste strade. Quando ho iniziato con le gare in pista non avevo realmente pensato alle road races ma poi sono venuta a Cookstown un anno e mi sono detta “wow, è questo che voglio fare!”. Le gare in pista sono belle ma non danno la stessa emozione e adrenalina che hai correndo tra salti, curve strette e cespugli. E’ così emozionante!

 

Cosa ci dici del sogno dei road racers, il TT?

Io ho corso al Manx GP, la versione amatoriale del TT sullo stesso tracciato. L’ho fatto due volte, 2009 e 2010, prendendomi anche una medaglia. Mi piacerebbe tornare al Manx, ma ci vogliono molti soldi per andarci, inoltre hai assolutamente bisogno di un motore di scorta perché fai molti giri sia in prova che in gara. E poi c’è la benzina, perché il circuito è di 37 miglia. Sì mi piacerebbe veramente tornarci ma il quantitativo di denaro che serve è parecchio.

 

 

Le tue moto le prepari da sola?

Sì, io e Richard. Il motore del mio 400cc lo ha fatto lui. E se le moto hanno problemi le smonta e le sistema lui. Mi piacerebbe tanto mandare i miei motori da un vero preparatore ma non ho abbastanza soldi, semplice. Quindi per correre devo fare le cose da sola. 

 

 

E’ molto difficile per te trovare sponsor o partner tecnici?

Sono molto scarsa da questo punto di vista, per me è difficile andare dalla gente e chiedere di sponsorizzarmi. Lo trovo molto molto difficoltoso, quindi non cerco sponsor. Ci sono persone generose che di loro spontanea volontà mi aiutano, come un signore che mi fornisce l’olio per il 400cc, ed è fantastico. Ma generalmente la maggior parte delle cose non sono sponsorizzate e quindi pago tutto di tasca mia. 

 

 

image3

Durante la Skerries 100, Yvonne è stata coinvolta in un incidente con il leader della gara Joe Loughlin, che la stava doppiando; Yvonne ha riportato alcune fratture al bacino (foto: FB Page)

Cosa pensa la tua famiglia di ciò che fai?

Siamo solo io e mia sorella, è il parente più prossimo che mi è rimasto. So che sarebbe felice se io decidessi di smettere di correre ma non mi ha mai detto di farlo. Dopo che finisco una gara solitamente le mando un messaggio dicendo “per oggi ho finito, tutto ok”. A casa non parliamo delle gare perché so che lei si preoccupa ma non c’è niente che io possa fare se voglio continuare a correre.

 

 

Tu hai fatto anche l’Ulster Grand Prix, non è vero?

Sì, lo faccio ogni anno, mi piace moltissimo, è uno dei circuiti più belli che abbiamo in Irlanda. E’ un mix di parti molto molto veloci, ma anche curve, scollinamenti. L’altro mio circuito preferito è Tandragee, anche questo con parti molto veloci.

 

 

Abbiamo fatto un giro sul tracciato di Tandragee, è veramente spettacolare e ora abbiamo capito perché il nostro amico Dario Cecconi lo amava così tanto.

Sì, gli piaceva davvero tanto.E’ stata una cosa veramente terribile che Dario abbia perso la vita proprio lì, senza dubbio. Il numero di persone che hanno partecipato poi al corteo ha dimostrato quanto Dario fosse amato qui.

 

 

 

Con le parole chiave , , , , , . Aggiungi ai preferiti : permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.