Classic TT – Superbike nel caos: quattro squalifiche nel post-gara

Rieccoci con questa storia. Dopo la bufera con tanto di frecciatine in conferenza stampa durante la settimana del Tourist Trophy 2016, quando Michael Dunlop e Ian Hutchinson si ‘beccavano’ circa la legalità delle proprie moto, l’Isola di Man si ritrova nel caos a seguito della gara Superbike Classic TT andata in scena ieri pomeriggio. Ma procediamo con ordine…

La giornata di ieri, lunedì 29 agosto, aveva offerto agli spettatori uno spettacolo sopraffino lungo il Mountain Course: nella mattinata Michael Dunlop aveva vinto la gara Junior Classic 350cc, dopo una lotta serrata con Michael Rutter; nel pomeriggio, poi, il figlio minore di Robert Dunlop aveva bissato il successo in una Superbike Classic TT condotta in maniera magistrale, lasciando poco spazio agli avversari. L’adrenalina e lo spettacolo non sono mancati in questi giorni di Classic TT, specialmente nell’ultima gara di ieri, con Michael in grado di infrangere il lap record di Bruce Anstey e con i primi tre piloti classificati, ovvero Micky Dunlop, Dean Harrison e James Hillier, al di sotto del record sulla distanza di gara.

saiger

Horst Saiger (Kawasaki Greenall Racing) al Bungalow (foto: LapConcepts)

Nel corso del tardo pomeriggio, tuttavia, la notizia di alcune moto ancora sottoposte all’occhio attento degli scrutinatori aveva fatto sollevare qualche sopracciglio. Ed in effetti, come previsto, è arrivata la sentenza che già alcuni si aspettavano: delle prime moto giunte al traguardo e sottoposte a controlli, ben quattro sono state escluse dalla classifica finale. Si tratta di quattro Kawasaki, ovvero quelle di James Hillier, Dean Harrison, Horst Saiger e Jamie Coward. Mentre su due mezzi, una volta ispezionati, sono stati riscontrati motori sovradimensionati, con conseguente esclusione per regolamento, le altre due Kawasaki sono state eliminate dalla classifica finale poichè i team le hanno rimosse dalla Technical Inspection Area, fatto che ovviamente va incontro a sanzione.

Nonostante il silenzio stampa dei diretti interessati, un pilota in particolare si è ‘smarcato’, prendendo le distanze addirittura dal proprio team: si tratta di James Hillier, che ieri ha corso con la Kawasaki del team Greenall Racing, proprio come compagno di Saiger. In un comunicato rilasciato sulla propria pagina, ‘Jimbo’ si dichiara estraneo ai fatti e ignaro delle irregolarità della proprio moto. “Mi sono preso dei rischi ed ho fatto del mio meglio per niente”, dice Hillier, che poi aggiunge “le regole sono regole e non le infrangerei mai intenzionalmente. Mi scuso con tutti gli altri piloti coinvolti e con i miei sponsor più fidati. Cercherò di rimediare l’anno prossimo con una moto legittima e con un altro team”. Parole forti, le sue. Di conseguenza, il risultato finale è stato rivisto: Michael Dunlop resta il vincitore indiscusso della gara, seguito da Michael Rutter e dal fratello William Dunlop.

Tutto ciò non ha fatto altro che creare il secondo polverone in pochi mesi all’Isola di Man, con conseguenti critiche e accuse reciproche tra piloti e team, fomentate da un regolamento poco chiaro in materia di specifiche tecniche e da sostenitori alquanto faziosi. Non scadiamo però nella classica retorica degli anni che furono, quando l’onestà era prima di tutto. Certo, ora la posta in palio ingolosisce chiunque e porta a gesti prima impensabili, che non possono essere solamente il frutto di una svista; ma non scordiamo che molti anni fa ci fu chi sostituì l’intero serbatorio della benzina in pit lane per guadagnare secondi preziosi!

Si attendono ulteriori evoluzioni della situazione e possibili repliche dei coinvolti. Quello che risulta chiaro, però, è la situazione di scarsa trasparenza nella quale si trova attualmente l’evento Classic TT. Le due settimane di fine agosto che ospitano il Classic TT e il Manx GP vedono convivere due organizzazioni separate in uno stesso meeting, cosa che non sempre fa andare tutto per il verso giusto. Nelle due settimane di euforia all’Isola di Man, infatti, al Manx e ai suoi newcomer (che andrebbero protetti, aiutati e ‘guidati’ nel vero senso della parola) vengono concessi dei ritagli di tempo e di cronaca, tanta è l’importanza che il Classic sta riscuotendo – basti pensare alle risicate sessioni di prove riservate ai newcomer spesso svolte al calare del sole. Ma mentre il Manx GP pare avere bene in mente il suo obiettivo di gara sostanzialmente ‘amatoriale’ e privata, con un’organizzazione solerte e precisa, il Classic TT va sempre più alla deriva. Sono ormai molte le voci di frequentatori del paddock e di addetti ai lavori che mettono in dubbio la natura stessa di un evento nel quale dovrebbero gareggiare moto d’epoca vere, e non delle custom bike con livree ‘di una volta’. Solamente poche moto del lotto possono fregiarsi del titolo di autenticità – salvo il fatto che alcune modifiche di ciclistica sono doverose quando si affronta il Mountain Course. Ma un discorso è presentarsi con una forcella diversa dall’originale (come fece il team Padgett’s con la Yamaha YZF 500 di Anstey), un altro è accettare l’iscrizione di presunte moto classiche assemblate che sfiorano le 127 miglia di media, quando le loro dirette ‘sorelle’ di fine anni novanta (parlando di categoria Superbike) viaggiavano sulle 125 mph di media tra le mani fatate di un certo Jefferies. E’ chiaro come si siano fatti dei passi avanti in materia di elementi ‘esterni’ rispetto alla pura meccanica delle moto: prendiamo ad esempio le gomme, assolutamente incomparabili a quelle di decine di anni fa e con prestazioni straordinarie. Ma difficlmente possono essere solo queste a fare tale differenza.

Per evitare altre spiacevoli situazioni, dovrebbe essere il regolamento in primis a fare chiarezza e gli organizzatori a dare una direzione all’evento. Attendiamo quindi ulteriori svolgimenti, senza sbilanciarci troppo e facendo delle critiche costruttive. E cerchiamo, in questa marmaglia di dichiarazioni e regolamenti, di non dare troppo peso ai tempi sul giro fatti registrare da queste moto. Poichè ieri alcuni record sono stati frantumati, anche record che resistevano dal 1999, come quello del grande Jim Moodie relativo alla categoria 750cc, fatto registrare al tempo su una Castrol Honda; in alcuni casi questi tempi sono stati abbattuti con un margine di decine di secondi, ma il paragone è infondato. Non screditiamo così chi ha fatto la storia di questo sport.

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7 reazioni a Classic TT – Superbike nel caos: quattro squalifiche nel post-gara

  1. massimo sala ha scritto:

    ciao come spesso succede anche in italia alcune persone non rispettano le regole . ma in unevento del genere non me lo sarei mai aspettato. grazie marta x tutte le notizie che ci dai .un grazie da parte di tutti i motociclisti ciao

  2. anonima ha scritto:

    Non hanno rispettato le regole, scritte chiaramente nel regolamento tecnico e sono stati squalificati.
    Quattro moto durante un evento che ha contato quattro gare con (credo) oltre 300 mezzi partenti.

  3. Michele ha scritto:

    Davvero un peccato che una bellissima idea come il Classic TT venga rovinata da qualche arrivista in cerca di ‘gloria’.
    a questo punto, secondo me, ripensare all’evento e fare un passo indietro correndo con moto magari meno performanti me delle vere classiche non sarebbe un disonore

  4. Michele Bernini ha scritto:

    Facciamo una premessa sui tempi record. Il tracciato è più veloce ora che in passato….giusto per fare un esempio, brandish corner,quindi ci sta che piloti di oggi corrano più veloci di vecchie glorie a parità di moto. e le gomme fanno una differenza enorme.

    Sul discorso moto……boh, a me sembra che di classico ci sia veramente poco. Tutte le moto sono repliche o delle assemblate. Quello che sarebbe interessante capire è chi verifica e come, che la tal “mv fintAgusta”, sia davvero come la vera MV. vale ovvio per tutti i mezzi. perchè poi il punto è quello. Io non ho ancora capito con che criterio verificano le moto, i materiali con cui sono costruite, la fedeltà all’originale. e quanta tolleranza è permessa o meno. Spiace per i 4 piloti che la pelle l’hanno rischiata per davvero e per nulla. Io per dire resto anche stupito dai tempi di Dunlop con quella “suzuki”

  5. Harno ha scritto:

    Grande R-R Core ed ovviamente grandissima Marta, per tutte queste informazioni.
    Credo anch’io che di “classico” ci sia ben poco; non parlo del fatto che alcune siano repliche, (ben vengano) ma essendo così datate sarebbe impossibile non intervenire su certe parti del motore per renderle più affidabili, dunque anche più sicure. Quello che non mi è piaciuto ed anche meravigliato, è il comportamente degli scrutineers, che a quanto pare sembra siano stati di parte, ma come dice Marta… dovrebbe essere il regolamento per primo a fare chiarezza, quindi gli organizzatori decidere di conseguenza.
    Penso comunque, che alcuni piloti siano veramente ignari di quanto ci sia nei loro motori, fidandosi solo dei loro fidi meccanici, maa… non tutti sono dei santi ! Detto questo, non dico che alcuni facciano i furbi, ma quando a correre ci sono dei Big, non penso che lo spirito sia quello della semplice manifestazione-esibizione.
    Il discorso poi, sul fatto che non ci siano premi in denaro, non giustifica per nulla che una moto possa non essere perfettamente “in regola”. Il regolamente deve essere seguito al 100% se è un acompetizione. Ma come ? i britannici che sono così precisi, fiscali !

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