Dall’incidente di Jefferies a quello di Mercer: cosa è cambiato al Tourist Trophy

Il 30 maggio 2018 sarà ricordato come una delle date più tristi nella storia del Tourist Trophy. 

Un doppio tragico incidente ha infatti portato alla cancellazione della quarta serata di prove: prima la caduta fatale dell’amatissimo mannese Dan Kneen, poi l’assurdo frontale di Steve Mercer contro un’auto della direzione gara. Alcuni elementi di questa funesta giornata riportano la mente di molti appassionati a 15 anni fa, quando il 29 maggio 2003 si consumava a Crosby la tragedia di David Jefferies seguita da quella sfiorata di Jim Moodie.

Quindici anni fa DJ se ne andò durante le qualifiche ed il compagno di squadra Adrian Archibald vinse per la prima volta la Formula 1 Race ed il Senior (con il numero ZERO, per non prendere il numero 1 di Jefferies) per il Team TAS Racing. Anche la scorsa settimana, similmente, dopo la perdita di Kneen nelle prove, il compagno Michael Dunlop ha dominato la Superbike Race, ironia della sorte, sempre per la stessa squadra, Tyco by TAS.

Se il fatto di Dan è però classificabile come “normale incidente di gara”, ciò che è accaduto dopo va ben oltre l’immaginabile: come già spiegato in questo nostro precedente articolo, Mercer capeggiava un gruppo di piloti rimandati verso il Grandstand in senso contrario sul tracciato (procedura piuttosto normale), impattando però contro un’auto della direzione gara che procedeva verso il luogo della caduta di Dan Kneen. Al momento si attende un’inchiesta per stabilire le responsabilità dell’accaduto, dunque non spetta a noi dare colpe e costruire ipotesi. E’ tuttavia palese che si sia trattato di un errore umano evitabilissimo, a causa del quale Mercer versa in condizioni molto gravi.

Un errore umano come altri accaduti in passato, che, sebbene pochissimi statisticamente parlando in oltre 100 anni di gare sul Mountain Course, portano a conseguenze terrificanti.

La morte di David Jefferies quindici anni fa, anche grazie alle azioni del padre Tony (ex pilota e già vincitore di tre Tourist Trophy), segnò un assoluto punto di svolta sotto vari aspetti per quanto riguarda la sicurezza all’Isola di Man. L’incidente fatale del trentenne inglese, infatti, avvenne in condizioni assolutamente evitabili, scivolando sull’olio perso dalla Suzuki del newcomer neozelandese Daniel Jansen presso il velocissimo curvone di Crosby (affrontato ad oltre 250 km/h).

Ci troviamo nella prima sezione del tracciato, nel tratto preceduto da Glen Vine e Ballagarey (soprannominato proprio da DJ “Ballascarey”, ovvero “Balla-paura”). Dopo un’evidente fumata e la rottura del motore, Jansen accosta a Crosby. Ben 3 minuti e 12 secondi dopo, la GSX-R1000 TAS di Jefferies centra in pieno l’ingente scia d’olio lasciata da Jansen e va a schiantarsi contro il muro della casa al numero 29 di Woodlea Villas: moto e pilota rimbalzano in strada, la Suzuki colpisce un palo del telefono che cade portando con sé quattro cavi, che rimangono sospesi ad altezza uomo. Jefferies muore sul colpo. John McGuinness, che sopraggiunge poco dopo, la definirà “una scena di guerra”; una ruota della GSX-R viene addirittura trovata sul tetto di una casa. Le bandiere gialle vengono finalmente esposte e qualche pilota riesce a rallentare in tempo, ma non Jim Moodie, ex compagno di DJ, che affronta la sinistra di Crosby in pieno: tre dei cavi vengono evitati, ma uno centra Moodie esattamente sul collo. I testimoni, tra cui McGuinness, già immaginano le conseguenze e si voltano per non vedere… Ma accade il miracolo, il cavo si spezza e Moodie è salvo.

Cosa è successo esattamente quel giorno a Crosby? Mentre gli organizzatori sostenevano la correttezza delle procedure svolte dai marshal, i piloti presenti affermavano l’esatto contrario. Due video faranno chiarezza e agevoleranno l’inchiesta, che metterà in luce un’assoluta negligenza da parte del marshal presente sul luogo, ma soprattutto la totale inadeguatezza del sistema di “marshalling” all’isola di Man fino a quel momento, con la colpa ovviamente addossata all’Organizzazione del TT.

Dan Kneen su Tyco BMW durante le prove del TT 2018 (foto: LapConcepts)

I video hanno infatti chiarito come alla postazione di Crosby ci fossero solo due marshal, padre e figlia: dopo il ritiro di Jansen, con tutta calma uno dei marshal si avvia verso il pilota, chiacchierando con gli spettatori e fumando una sigaretta, noncurante dell’enorme chiazza d’olio. La bandiera gialla rimane arrotolata. La figlia resta alla postazione e oltre tre minuti dopo sopraggiunge Jefferies e accade l’irreparabile: dopo il terribile schianto, la ragazza chiama il Race Office, che però risponde con domande quali “Chi sei? Quanti anni hai? Dov’è il capo settore?”, poiché la giovane non aveva alcuna autorità per le comunicazioni radio; l’unico autorizzato aveva lasciato la postazione. Le bandiere gialle, poche e poco visibili, furono esposte a danno già accaduto e alcuni piloti come Moodie non le videro. Fu addirittura uno spettatore a togliersi la giacca rossa e sventolarla come estremo avvertimento per i piloti.

Il dito, però, non può essere puntato semplicemente contro chi sta fornendo un servizio di volontariato per pura passione: i marshal stessi, in quegli anni, lamentavano pecche nel sistema organizzativo, soprattutto per il loro scarso numero e gli esigui addestramenti. Pensate che la postazione marshal precedente a quella di Crosby si trovava a Glen Vine, a mezzo miglio di distanza…

Da quel momento, per le gare sul Mountain Course le cose cambiarono notevolmente in termini di sicurezza. Furono innanzitutto bandite le estenuanti qualifiche del mattino presto, furono istituite sessioni ad hoc per i newcomer, ma soprattutto fu aumentato notevolmente il numero di marshal richiesti (ad oggi oltre 530 per coprire 60,7 km di tracciato) e le loro postazioni, in modo che ogni gruppo possa sempre vedere il successivo; furono introdotti maggiori training per i commissari e gli stessi dotati di un adeguato numero di radio per le comunicazioni.

Chiaramente tutto questo non bastò e purtroppo nel 2005 si arrivò al tragico doppio incidente mortale che coinvolse il pilota/giornalista Gus Scott ed una marshal che aveva incautamente abbandonato la sua postazione per raggiungere un rider ritiratosi in quel tratto. E ancora, nel 2007 la caduta di Marc Ramsbotham provocò la morte non solo del pilota stesso ma, per la prima volta nella storia del TT, anche di due spettatori: non erano infatti stati correttamente esposti i cartelli di “area proibita”.

Fino ad arrivare al 30 maggio 2018, quando il povero Steve Mercer si scontra frontalmente con un’auto della direzione gara per un errore le cui responsabilità sono ancora da stabilire.

Chissà se anche questa volta si potrà imparare qualcosa dagli errori commessi. L’inchiesta dopo la morte di David Jefferies ha senz’altro portato a netti miglioramenti all’Isola di Man; la maggiore inchiesta nella storia del TT.

Fino ad oggi…?

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Una reazione a Dall’incidente di Jefferies a quello di Mercer: cosa è cambiato al Tourist Trophy

  1. franco ha scritto:

    Siccome lamentarsi non serve a molto, sommessamente e senza riferimento ai fatti più recenti sarebbe da prendere in considerazione un delay time molto maggiore tra un pilota ed un altro,sia in prova che in gara

    Come si è visto anche nelle gare in pista il pericolo maggiore per i piloti sono i piloti stessi ed i loro mezzi

    Per questo abbinato al trasponder anche un segnalatore gps di “mezzo fermo”, generico, lungo il percorso sarebbe utile

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