Intervista a Paul Jordan, newcomer al TT

Ad un giorno esatto dal via del Tourist Trophy vi presentiamo uno dei Newcomers più illustri e certamente da tenere d’occhio. Domani, sabato 27 maggio, il nordirlandese Paul Jordan farà il suo debutto sul Mountain Course nella sessione dedicata proprio agli esordienti che apre l’edizione 2017 del TT; un primissimo assaggio del tracciato con un giro a gruppi dietro a “titolati istruttori”, un primo giro che i piloti difficilmente dimenticano nella vita. 

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Paul Jordan , Tandragee 100 2017 (foto: Chris Usal)

Nato a Magherafelt in Irlanda del Nord, nella patria delle road races non lontano da Cookstown, il 25enne Jordan non è propriamente un novellino delle corse su strada, ma solo quest’anno ha deciso di intraprendere la sfida dell’Isola di Man, sentendosi finalmente pronto.

Specialista delle piccole cilindrate, Paul ha un passato nel British Superbike, poi parzialmente abbandonato seguendo il richiamo delle road races. Tra le 125cc centra un 3° posto all’Ulster GP 2014, mentre un anno dopo vince l’Irish Road Racing Championship nella stessa categoria. Il 2016, poi, lo vede “man of the Meeting” alla Cookstown 100, 4° all’Ulster GP tra le Supertwin (con tanto di best lap di gara) e costantemente nella top 15 alla North West 200.

Il 2017 si apre per Paul Jordan con la prospettiva Tourist Trophy, in sella alla Honda CBR600RR (ex Tarran MacKenzie) B&W/Site Sealants Racing, Team di Brian Hull e Guy Amor (fratello dell’ex pilota Keith). In corso d’opera Jordan trova anche una sella per la 1000cc con la BMW Superstock sponsorizzata dalla compagnia mannese Evolution Camping.

Abbiamo incontrato Paul dopo la prima giornata di gare alla North West 200, la quarta edizione in carriera per lui.

 

Paul, come sta andando questa North West?

Non secondo i piani. Mi aspettavo di fare meglio perché ho una nuova moto e pensavo fosse la ciliegina sulla torta. Sono un po’ contrariato per le mie posizioni qui dopo essermi allenato duramente tutto l’inverno. Arrivare qui e non lottare per la vittoria è già un bel passo indietro. Stiamo ancora cercando il problema con la nuova moto e domani in gara usciremo semplicemente a testare la moto e vedere come va. E’ molto molto frustrante. 

 

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(foto: Niamh Dunlea)

Quindi la prendi un po’ come un test per il TT.

Sì, in particolare la giornata di ieri è stata come una sveglia. Sono uscito in totale per 45 minuti di prove con la Supertwin, Supersport, Superstock, una dopo l’altra. E’ stato importante dare uno scossone al mio fisico in vista del TT. Non avevo avuto atre occasioni per testare la mia resistenza finora, quindi è stato bello vedere come si è sentito il mio corpo in vista delle due settimane di TT. 

 

E come ti alleni normalmente per una stagione di gare?

Vengo in palestra qui in un posto a Coleraine e faccio molto lavoro di forza e resistenza. faccio anche un po’ di motocross con mio cugino, insomma cerco di tenermi in forma. L’anno scorso in questo periodo mi stavo ancora allenando ma stavo anche bevendo, mi stavo ancora divertendo insomma, ma i risultati arrivavano perché ero rilassato. Invece quest’anno ho cercato di essere più professionale, testa bassa e al lavoro, ma ho fatto un passo indietro. Credo appunto perché l’anno scorso ero più rilassato. Ora voglio fare un passo indietro, insomma, per andare avanti! 

 

Ti stai allenando mentalmente in un modo particolare per il TT?

Non credo che ci sia un modo per farlo. Tutto ciò che faccio per allenarmi mentalmente e preparami è correre sul tapis-roulant con un onboard di fronte a me, quindi allenandomi mentre studio ciò che andrò a fare. Credo che sia la sola cosa che posso fare al momento. Posso uscire e fare motocross e allenare il fisico ma non la mente, perchè fai molti giri dello stesso circuito, mentre all’Isola di Man è tutto diverso. Una volta che hai completato il primo lungo giro si ricomincia, non credo di poter fare niente finchè non sarò lì in sella alla moto.

 

Quindi tu non sei uno di quei piloti che si allenano con la PlayStation? 

No, solo onboard. Credo che con la PlayStation ti puoi facilmente dimenticare cosa stai facendo e ingaggiare una sfida con il gioco e fare cose stupide, come tagliare le curve. Guardo solo onboards. E quando sono stato all’Isola di Man girando in macchina scendevo e camminavo. Se stai sempre in macchina, su 4 ruote, può essere che le ruote di destra abbiano una sensibilità diversa da quelle di sinistra, non ti rendi conto di come potrai percorrere il tracciato con la moto. Quindi camminavo per vedere dove effettivamente sarei passato con la moto. All’inizio uscivo con Milky Quayle ed era esaltato come un bambino a Natale per ciò che mi diceva. Ma io ricevevo troppe informazioni perché allora non sapevo bene dove stavo andando. Poi, più progredivo e più iniziavo a capire le cose che mi diceva ma a volte mi arrivavano come se non ne capissi il significato, cose stupide mi passavano per la testa! 

 

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(foto: Diego Mola)

Hai un obiettivo per questo TT, una posizione o un tempo?

Un tempo. Non mi importa molto la posizione perché alla fine ci possono sempre essere rotture, non sai quanti si ritireranno e quindi non puoi avere idea della tua posizione finale. Se farò un certo tempo sarò felice, ma lo so solo io, altrimenti ti metti pressione, gli altri ti mettono pressione, i media ci giocano, rendendo le cose più grosse di quanto siano.

 

Che gare farai dopo il TT?

Credo che mi concentrerò sulle corse su strada: Skerries, Armoy, Ulster GP. Magari qualche round del BSB.

 

Ti piacerebbe correre a Macao un giorno?

Beh, mi è stato proposto proprio ieri! Una persona ha una moto in Inghilterra pronta ad andare e ha bisogno un pilota, quindi ora spetta a me decidere. Sicuramente è una cosa che io e Brian (il mio meccanico) vorremmo fare. Brian è stato meccanico di Keith Amor. Guy, il fratello di Keith, è uno dei miei sponsor, ha costruito la mia Honda l’anno scorso e quest’anno voleva rimanere nel team. Avevo anche chiesto a Keith di farmi da manager…

 

E come hai iniziato con le road races?

Ho fatto il British Championship e ho corso in circuito in Irlanda per 5-6 anni. Ma poi sono rimasto a corto di soldi, l’ultima volta che ho corso nel BSB a livello competitivo è stato il 2010. Non avevo abbastanza soldi per continuare. E dato che ero amico di William Dunlop e che mio fratello già faceva le road races e sostanzialmente sono cresciuto con quelle, per me non è stata una scelta troppo difficile. Poi William mi ha costruito una moto per il 2013, ma all’Ulster Gp sono caduto; da lì in avanti però ho iniziato a progredire sempre di più.

 

Insomma, è qualcosa che avevi nel sangue. 

Sì, una cosa naturale. Lui (indica suo cugino) ha appena iniziato a correre in pista quest’anno e avrei scommesso che avrebbe fatto anche le road races, ma per il momento continua a dirmi che non le farà mai. Qui ci sono molti circuiti ma poi ti puoi annoiare facilmente; puoi andare a fare il BSB ma devi avere milioni e milioni di pound, il talento ormai non c’entra più. Comunque c’è una gara a cui tu sei andata l’anno scorso e che voglio fare: Imatra. Voglio correre lì! Voglio partecipare a eventi differenti, ho anche contattato gli organizzatori di Wanganui in Nuova Zelanda ma è un po’ lontano. Voglio fare qualcosa di sempre diverso!

 

Ed è una buona idea. Grazie Paul e in bocca al lupo!

 

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