La “piccola” delle road races, intervista a Melissa Kennedy

La prima volta che incontrai Melissa, nel paddock della Cookstown 100, al termine della sua gara 125/Moto3, le dissi che sarebbe bello avere almeno due round per la sua classe. Ma, sorprendentemente, la bionda nordirlandese mi rispose che assolutamente no, per lei una gara al giorno era più che sufficiente! 

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Melissa Kennedy ad Armoy (foto: Diego Mola)

“Non vedi come sono piccola e magra? Sono stanca solo dopo una gara, va bene così per me!”. Eh sì, esile, minuta, ben truccata, ma con una grinta in moto da far invidia a tanti “maschietti”. Venticinque anni (ma non si direbbe), nativa di Enniskillen, all’estremità ovest dell’Irlanda del Nord, per Melissa Kennedy le gare sono un affare di DNA. Con la sua Honda NSF250 Moto3 gira i paddock delle Nationals irlandesi e dallo scorso maggio 2016 campeggia sul cupolino l’inconfondibile adesivo dedicato a Malachi Mitchell-Thomas, un amore scomparso, una perdita difficilmente superata.

 

Quando hai iniziato a correre, Melissa?

Nel 2005, sostanzialmente perché mio fratello Wayne correva e lo seguivo. Poi mio padre mi ha comprato una moto per il mio quattordicesimo compleanno e quindi è stato tutto naturale. Prima c’era la pista, ora sono focalizzata sulle road races. La mia prima road race è stato l’Ulster Grand Prix tre anni fa, quest’anno sarà la mia quarta volta lì.

 

Cosa ne pensa la tua famiglia?

Beh, a mia mamma non piace che io corra ma mi supporta. L’intera famiglia mi supporta. Ma il mio più grande sostenitore è senza dubbio mio padre, lui fa anche tutti i lavori sulla moto, mi tiene preparata, mi dice quando è il momento di mettere la tuta… E’ speciale avere la mia famiglia attorno a me. Se non avessi loro non correrei nemmeno.

 

Quindi è tuo padre che prepara la tua moto?

Sì, lui è il meccanico, fa tutto. Io non tocco niente, non ci capisco niente. Non farei nulla senza di lui, io non sono molto tecnica.

 

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Melissa in azione sulla sua Moto3 (foto: Chris Usal)

Quindi tu sali sulla moto e pensi solo a guidare! 

Esattamente!

 

E cosa pensano i tuoi amici, soprattutto le ragazze, di questa tua passione?

Non credo che la capiscano fino in fondo, che comprendano perchè corro e rischio la vita ogni weekend. Qualcuno di loro è venuto a vedermi correre ma la cosa non gli interessa di certo come interessa a me. Io ovviamente sono un po’ diversa. Questo è quello che mi piace fare. Ho avuto momenti difficili per alcune perdite e i miei amici ci sono sempre per me, ma non credo che capiscano fino in fondo.

 

Fai dei sacrifici per correre? Ad esempio, alla tua età, sacrifichi i sabati sera fuori con gli amici?

Beh a volte ci sono cose da fare al sabato sera ma io al sabato corro e quando torno sono stanca. A volte penso che non ho molta vita sociale ma questo è il mio hobby, la mia passione. 

 

Ora ti vorrei chiedere qualcosa di un po’ triste, sai a cosa mi riferisco. Dopo quello che è successo a Malachi hai avuto dei ripensamenti sulle road races?

Sì, dopo la morte di Mal ci ho pensato. Il weekend successivo ero a correre a Kells, ero molto triste, anche se avevo già perso altre persone prima, ma questa volta stavo pensando a tante cose. Quel weekend è stato il più difficile, ma passato quello mi dono detta “Mal non vorrebbe mai che io smettessi, non devo farlo”. So che me ne avrebbe dette di tutti i colori! 

 

Qual è il tuo più grande sogno da pilota?

Al momento c’è solo una gara che vorrei tanto fare, la North West 200. Non credo di essere invece pronta fisicamente e mentalmente per il TT o il Manx. Vorrei proprio fare la North West.

 

Come mai mentalmente?

Perché correre nelle road races in generale è molto difficile anche a livello mentale, con tutti questi salti, queste buche, ciò che sta ai lati della strada, devi sapere esattamente dove andare. E per l’Isola di Man c’è bisogno di una grandissima preparazione mentale. E anche fisica, io sono così piccola, non sarei di sicuro allenata. Ogni anno comunque mi dico “quest’inverno mi alleno, quest’inverno mi alleno” ma poi non lo faccio, perché lavoro sempre. Non è una scusa. Beh forse sono anche pigra.

 

 

Quindi tu non ti alleni mai?

No, ma dovrei! Guido una moto piccola ma per me è già abbastanza grande! 

 

 

Qual è il tuo lavoro di tutti i giorni?

Lavoro in un negozio di articoli sportivi. E’ difficile perché con gli orari che facciamo lavoro fino all’ultimo minuto, poi vado diretta alle gare che non sono troppo vicine a me, il giorno successivo subito le qualifiche e poi le gare. E’ difficile a volte ma non posso fare altro, è quello che amo fare! 

 

 

 

 

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