Tourist Trophy 2015 – Una piccola analisi

Come spesso accade nello sport, dopo ogni gara qualcuno si improvvisa professore giudicando i piloti con voti e pagelle. Purtroppo o per fortuna, a mio parere questo non si può applicare al Tourist Trophy, affascinante e controversa competizione in cui ogni road racer meriterebbe un 10 con lode anche solo per aver organizzato, preparato e affrontato una sfida di questa portata. 

Qualche riflessione è tuttavia dovuta, a TT finito, soprattutto per fare chiarezza su alcune

Bruce Anstey a Bottom of Barregarrow (Foto: Denis Pian)

Bruce Anstey a Bottom of Barregarrow (Foto: Denis Pian)

prestazioni, in vista dei successivi appuntamenti stagionali e per delineare un possibile quadro del 2016. Il TT 2015 è stata indubbiamente l’edizione delle sorprese: prima un fantastico Bruce Anstey, poi una tripletta di un imprevedibile Ian Hutchinson e infine la zampata di un John McGuinness che tutti, ma proprio tutti, avevano ormai escluso dai giochi. I veterani sono tornati.

Giovedì 4 giugno. Siamo nel bel mezzo della settimana di prove al TT e il paddock si sveglia con una notizia bomba: Michael Dunlop ha scaricato Milwaukee Yamaha per tornare con BMW. Dopo un assaggio della nuovissima R1 sul Mountain, il selvaggio Michael non vuole sprecare un minuto di più con una moto non ancora pronta per affrontare le sconnessioni e la tecnicità del TT in modo competitivo. Lui sull’Isola di Man vuole vincere e per farlo, a questo punto, può solo tornare con la tedesca S1000RR con cui ha dominato nel 2014. Una telefonata a Buildbase e il giorno seguente la BMW è già in viaggio dall’Inghilterra verso Ellan Vannin, con tanto di Ryuichi Kiyonari annesso…! Le successive qualifiche danno ragione a Michael, in testa nella classifica Superstock. Ma le gare hanno tutto un altro sapore per il giovane figlio di Robert Dunlop: una caduta a The Nook nel tentativo di evitare un doppiato lo lascerà dolorante e non competitivo per tutto il resto del TT. Solo un podio per lui, con il secondo posto agguantato coi denti nella Stock Race. Fantastico è però il suo ultimo giro del Senior TT, in cui Michael fa segnare un 132.5 mph di media, diventando il secondo pilota più veloce nella storia del Tourist Trophy.

Quello del 2015 è stato un TT crudele anche per il fratello maggiore William, caduto con la sua Tyco BMW by TAS durante un giro di qualifica della classe Superstock  nella settimana di gare e costretto a dire addio alle sue ambizioni da podio per la frattura di una costola. William porta a casa un solido quinto posto nella gara d’apertura, la Superbike, ed avrebbe sicuramente riservato sorprese in sella alla Yamaha CD/IC Racing per la Supersport, categoria da lui preferita.

Il giudizio estremo di Michael Dunlop sulla nuova R1 è risultato comunque corretto: l’altra nuova nata in casa Iwata presente al TT con un top team e top rider è stata un’autentica delusione. Il team Mar-Train, ufficiale Yamaha nelle road races quest’anno con il talentuoso Dean Harrison, ha vissuto un Tourist Trophy da incubo. La R1 blu gestita dal team nordirlandese ha concluso solamente al 31° posto in Superbike, al 13° in Superstock e all’11° nel Senior. Abbiamo trovato Dean e la squadra al Jurby Motodrome, nel nord dell’Isola, il giorno prima dell’atteso Senior TT, alla disperata quanto invana ricerca di una soluzione. La situazione è apparsa peraltro più disarmante del previsto quando è stato chiesto pure a Cameron Donald, anch’egli quel giorno a Jurby per mettere a punto la Norton, di provare la R1. La scena in pit lane il giorno seguente è stata poi piuttosto forte: Harrison è rientrato dopo un solo giro della Senior Race, è sceso dalla R1 arrabbiatissimo gesticolando in modo eloquente con i meccanici, imprecando contro la moto e andandosene. Non c’è niente di più pericoloso di una moto instabile e che non trasmette sicurezza sul Mountain Course. Durante l’interruzione per l’incidente di Jamie Hamilton, comunque, Mar-Train ha effettuato delle modifiche finalmente più positive, consentendo a Dean un 130 mph di media al restart. Ormai troppo tardi.

Chi invece ha potuto disporre di una moto e un team di primissimo livello è stato Ian Hutchinson, le cui vittorie in Superstock e nelle due gare Supersport hanno commosso proprio tutti. Hutchy, l’uomo dei 5 TT nell’edizione 2010, l’uomo del brutto infortunio nel British Supersport a Silverstone e costretto ora ad usare solo il cambio a destra, dato da molti per “finito”, è tornato ora più in forma che mai. Una goduria vederlo entrare ed uscire dalla pit lane per i rifornimenti, con la smania di non perdere nemmeno un secondo e di lanciarsi lungo la picchiata di Bray Hill con la sua PBM Kawasaki. La sua aggressività e determinazione in corsia box, poi, la dicono lunga. La sete di vittoria è tornata. Anzi, non l’ha mai persa, doveva solo attendere il momento giusto. Peraltro, Hutchy regala una fantastica doppietta al giovane Team Traction Control gestito dal frontman dei Prodigy, Keith Flint. Quando a ridosso della settimana di prove Hutchinson è rimasto senza una Supersport (doveva correre con MV Tsingtao), l’accordo con Flint è stato fulmineo e il bravo Keith non poteva scegliere di meglio.

Ci si è dovuti ricredere poi anche su un altro pilota dato per “finito, vecchio e panciuto”, “capace ormai di vincere solamente il TT Zero”: mister John McGuinness ha messo tutti a tacere, “svegliandosi” il venerdì del Senior TT, dando una dimostrazione di forza imbarazzante, riprendendosi il record del Mountain Course in 132.7 mph di media e vincendo il suo 23° Tourist Trophy in carriera. Ad un passo dal King of the Mountain Joey Dunlop, a quota 26 centri sull’Isola di Man. Immenso McPint, padre di famiglia, capace di far scatenare grosse risate durante le premiazioni serali e in grado di suscitare grandi emozioni con la sua guida sicura lungo il tracciato del Mountain. La sua vittoria è stata a tratti disarmante: la pulizia nella guida, la precisione millimetrica e la gestione di gara sono state d’altri tempi. Il record assoluto lungo il Mountain Course, poi, è stata la ciliegina sulla torta, come ha precisato il Morecambe Missile in conferenza stampa. Meglio una vittoria che un giro veloce, certamente. John però si è preso tutto e con gli interessi, giusto per ribadire ancora una volta che anche nel 2016, per un altro anno da ormai venti a questa parte, nelle grosse cilindrate si dovrà fare i conti con lui. C’è inoltre un altro dato che è giusto sottolineare: quando John vinse il suo ultimo Senior TT nel 2013, strappandolo di forza ad un Michael Dunlop che fino ad allora aveva dominato la settimana, molti hanno visto in quel gesto una sorta di “canto del cigno”, l’estremo sforzo del campione detronizzato. Niente di più lontano dalla realtà… Venerdì pomeriggio McGuinness ha riscritto una pagina di storia del TT, e lo ha fatto con una facilità e precisione dei tempi d’oro.

Un plauso va poi al neozelandese Bruce Anstey, 46 anni, vincitore della Superbike Race e sul podio anche nelle due gare Supersport e nel TT Zero. Bruce, uomo tranquillissimo dalla folta barba, che si aggira sorridente nel paddock mano nella mano con la dolce compagna Anny; road racer più veloce al mondo (suo il record all’Ulster GP in 133.977 mph) e vincitore in primis della sua personale lotta contro il cancro, si è fatto ora soffiare il best lap al TT dal “vecchio proprietario” John McGuinness, simbolo di una sfida tra veterani, sintomo di quanto contino l’esperienza, la freddezza e la precisione all’Isola di Man. Per Anstey vale lo stesso discorso di McGuinness: sono ormai vent’anni che il Kiwi compete nelle road races più blasonate, tra TT, North West 200 e Ulster GP, e sono altrettanti anni che porta a casa constantemente podi, giri veloci e vittorie. Anstey è costanza e velocità pura e il rapporto con il buon Clive Padgett lo esalta.

Esperienza per andare forte al TT. Una legge non scritta che però qualcuno si è permesso di non rispettare. Stiamo parlando di un pilota venuto dal BSB, un fresco road racer newcomer al TT nel 2014, che si è presentato con il biglietto da visita di esordiente più veloce di sempre alla North West 200: lui è Peter Hickman, e al TT dello scorso anno, da novellino assoluto all’Isola di Man, ha siglato un best lap ad oltre 129 mph di media. Centoventinove. Un newcomer. E la settimana scorsa, al suo secondo TT in carriera, Hickman è sfrecciato ad oltre 131 mph di media, una cifra che fa rabbrividire se si pensa che Peter ha in un attimo superato tantissimi titolati road racer d’esperienza e se si considera che fino a non molto tempo fa le 131 miglia orarie erano solo per pochi “eletti”. 8° posto nella Superbike Race, 5° nella Superstock e 7° nel Senior, in sella alla BMW Briggs Equipment. Hicky farà podio, vittorie e storia. Di nuovo. Molto presto.

Chi è sbocciato in modo sorprendente è anche James Hillier, 30enne inglese in forze al Team Quattro Plant Muc-Off Kawasaki ormai da anni. 3° in Superbike, 2° nel Senior, 2° nelle Lightweight, “Jimbo” ha fatto tesoro della possibilità di seguire ed imparare le traiettorie del maestro John McGuinness, partendo dietro di lui con il numero 2 sul cupolino. Il suo primo trionfo al TT è arrivato nella Lightweight 2013, ma molto probabilmente non sarà l’unico. Dopo essere stato battuto lo scorso anno nelle Supertwin dall’asso Dean Harrison, questa volta è stato Ivan Lintin a rubargli lo scettro, per l’amarezza di James. Tuttavia, Hillier si è rifatto in modo eccellente nel Senior, conquistando un ottimo secondo posto e viaggiando a medie impressionanti, questa volta sì, senza il traino di McGuinness. Suo è il terzo giro più veloce sul Mountain, ora, in 132.4 mph. Ciliegina sulla torta nel quadretto di James Hillier è poi il fantastico figlioletto Monty, che vaga per il paddock con la sua motoretta saltando su una rampa dietro al bilico Quattro Plant. Da vedere!

E poi c’è lui. L’eterno non-vincitore al TT. Vincitore di un’infinità di altre gare, sì, ma non del Tourist Trophy. Come se per lui l’Isola di Man fosse qualcosa di stregato, che sfugge ogni volta per un soffio. Durante il Senior TT 2015, Guy Martin ha fatto segnare uno stratosferico 132.3 mph di media, meglio del best lap di Anstey dello scorso anno, diventando così il quarto pilota più veloce di sempre al Tourist Trophy. Rincuorante, come segnale, per la sua schiera di fan che ormai lo vedevano in calando, ma non è bastato. Per lui solo un terzo posto nella categoria Supersport in questo TT 2015, in sella alla Triumph del team Smiths Racing, lui che è probabilmente il personaggio più amato e più contestato nella storia delle road races, che sa dividere la folla come nessun altro. Prendere o lasciare. Certo è che, con la S1000RR tra le mani, moto mattatrice della scorsa edizione (forse non con le stesse specifiche iper ufficiali) e con una Triumph vincitrice nel 2014 con Gary Johnson, da lui ci si sarebbe aspettato di più. Passi il problema tecnico nella prima uscita Superbike, ma nella Stock si è visto ben poco. Come da copione, poi, quando Guy è in “palla” e ti stampa un 132 e più, c’è chi va più forte di lui. Per sua fortuna ora inizia la parte buona della stagione: i “riscaldamenti” in vista di Southern 100 e Ulster GP sono finiti. L’appuntamento col TT è per il prossimo anno, forse. Si spera, diciamo noi, perchè vittoria sì o vittoria no, il TT non sarebbe lo stesso senza Guy.

Grande nota di merito anche a Ivan Lintin, che conquista la sua prima vittoria al Tourist Trophy trionfando nella classe Lightweight, portando a 2 i successi della Kawasaki ER6 preparata dal team RC Express dopo quello di Dean Harrison nel 2014; il biondo Ivan, vecchio meccanico di Guy Martin, si era da tempo dimostrato molto competitivo con le Supertwin, già da quando correva sotto le insegne McKinstry, e finalmente ha avuto la grande occasione della vita.

Ottimi poi anche Lee Johnston, che conquista il terzo posto nella Superstock e nel TT Zero, dimostrando una crescita impressionante, Michael Rutter che porta sul gradino più basso del podio la bellissima milanese Paton, Gary Johnson con il terzo posto nella Supersport 1 (ma un po’ in ombra per il resto del TT, lui che aveva a disposizione le competitive Kawasaki GB Moto provenienti dal BSB, probabilmente condizionato dalla caduta in prova al Guthrie’s). In ombra anche i due mannesi Conor Cummins e Dan Kneen, quest’ultimo forse ancora in fase di adattamento con le Honda Padgett’s. Per l’altissimo Conor, invece, un TT da dimenticare, avaro di prestazioni sul giro e di risultati, nonostante una Fireblade da primo posto.

Si distingue invece David Johnson, che di colpo diventa l’australiano più veloce nella storia del TT scavalcando un Cameron Donald che su Norton appare tuttaltro che competitivo, così come poco convincente è stata la sua uscita sulle 600 preparare da Clive Padgett. Cam, numero 11 nella classe Supersport, non è mai sembrato della partita, cosa comunque che si riscontra ormai da tempo. Chiude un TT positivo Steve Mercer, così come Dan Cooper, che si aggiudica il TT Privateers Championship. Una particolare attenzione negli anni a venire dovrà poi essere prestata ad Alan Bonner, che con la “The People’s Bike” fa registrare un fantastico 127 mph al suo secondo TT. Bravissimo.

tt1Per quanto riguarda la categoria Sidecar, invece, fantastico è stato il doppio trionfo dei fratelli Ben e Tom Birchall, in completa ripresa dopo il botto dello scorso anno a Black Dub. Recordman sul giro è stata però la coppia mannese Dave Molyneux e Ben Binns.

Infine, i nostri due italiani: un TT amaro per il veterano Stefano Bonetti e per l’esordiente Marco Pagani, entrambi vittime di troppi problemi tecnici. Bonny, con la Kawasaki ZX-10R Rocknroad Racing, aveva centrato il 19° posto nella gara Superbike, migliorandosi poi nei giorni successivi con un passaggio ad oltre 124 mph, vicino al proprio record personale al TT. Ma le grandi aspettative si sono definitivamente spezzate per un problema elettrico ed uno alla frizione, che hanno impedito a Stefano di terminare le gare Stock e Senior. Stessa sorte per Marco Pagani, che dopo un inizio difficoltoso e un incoraggiante 37° posto alla sua prima gara al TT in Superbike, è stato costretto a due ritiri per noie ai freni e al cambio, rispettivamente nella Stock Race e nel Senior TT. Poco da dire, tanta sfortuna ma la consapevolezza di avere due portabandiera che potranno fare solo meglio.

Parentesi italiana a parte, questa edizione 2015 del TT è stata da più parti definita la più bella degli ultimi tempi, con gare agguerritissime e risultati inaspettati. Due settimane lunghe, intense ed entusiasmanti, con record sbriciolati e trionfi commoventi. Un Tourist Trophy che, possiamo dirlo, è più vivo che mai, con le sue gioie e i suoi inevitabili dolori. Come quello per la morte del newcomer francese Franck Petricola, a cui rivolgiamo il nostro pensiero, e il terribile incidente di Jamie Hamilton a Cronk-Y-Voddy che ha interrotto il Senior TT. Jamie si trova tuttora in ospedale a Liverpool in condizioni “critiche ma stabili”. Attendiamo ulteriori notizie sulla sua situazione, fiduciosi nella sua forza. Keep fighting Hammer!

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Una reazione a Tourist Trophy 2015 – Una piccola analisi

  1. Oreste ha scritto:

    Sapete ho visto e sentito tanta gente vantarsi e poi con il tempo che passa si dileguano nel nulla e sento ancora. Mah!Non Ascolto
    Piloti che Gente!Diceva il Drake (E.Ferrari) a parer mio è sempre stato vero come quelli che hanno scritto la Storia del TT Piloti come MC Guinnes,Astney,J.Dunlop e Robert,Rutter,potrei citarne tanti altri Vincitori Forti e non solo loro molti Piloti che lo hanno corso il TT e dato il Massimo di se Stessi.Questi Personaggi delle road race non hanno tanto bisogno di fare i fenomeni come molti in Italia purtroppo!Con il loro Comportamento Naturale mettono a tacere tutti se proprio vogliamo parlare bene di un Fenomeno è proprio Guy Martin.
    Questo è il vero TT fatto di Sidecaristi Impavidi,di Bravi Meccanici,Spettatori che poi diventano Marshall e Team Manager. I racconti di Giornalisti che sanno con sagacia entusiasmare i lettori e chissà quante altre Storie vissute che ci saranno da raccontare…….

    Saluti

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