TT – La vita e la morte

Di articoli di questo genere, a caldo, dopo un grave incidente al Tourist Trophy, ce ne sono mille. Ma oggi ho deciso di scrivere il milleunesimo. 

Credo di poter parlare con cognizione di causa, avendo vissuto le road races nel corso di parecchi anni come spettatrice, giornalista, parte di un team, fidanzata di un pilota e amica di molti. Ma, soprattutto, da sempre, grande appassionata.

Partiamo con i fatti, veri e crudi.

Daley Mathison è stata l’ennesima vittima del Tourist Trophy, per parlare solo della famosa corsa all’Isola di Man. Ogni anno, decine e decine di piloti decidono volontariamente di affrontare a medie spaventose le 256 curve del Mountain Course, lo stradale più antico e tra i più pericolosi al mondo. E probabilmente il più affascinante, dove Team privati, Team blasonati, piloti amatori e piloti professionisti si ritrovano tutti uniti dalla stessa passione per questa corsa.

Ogni anno decine e decine di piloti decidono di rischiare la vita. Egoisticamente fanno i bagagli, salutano la famiglia, alcuni la portano con sé in queste due intense settimane di TT. Egoisticamente si infilano la tuta, gli stivali, il casco, i guanti. Egoisticamente chiudono la visiera e salgono in sella pronti a lanciarsi verso la picchiata di Bray Hill, lasciandosi alle spalle meccanici, mogli, figli, fidanzate, genitori, amici. Tutti consapevoli che potrebbero non riabbracciare più il loro pilota, che sfida la morte ad ogni metro affrontando questi famigerati 60,7 km di Mountain Course, mentre i suoi cari, persino i suoi figli piccoli, li aspettano con ansia nel paddock per minuti e ore interminabili.

Uno sport estremo, uno sport egoista, uno sport tra i più crudeli, soprattutto per chi resta. Questi sono i fatti, freddi ma veri. Tutti lo sappiamo: in una piccola parte della nostra mente, al via di ogni road race una vocina dentro di noi grida: “Chi sarà la prossima vittima?”.

Ciò che si prova vedendo sparire dopo il Grandstand un pilota in corsa è indescrivibile: un mix di adrenalina, tensione, emozione, terrore. Ha senso tutto ciò?

Ha senso per chi corre e ha senso per chi sceglie di stare al loro fianco. Questo deve bastare. La moglie di Mathison, ieri, per comunicare la scomparsa di Daley ha scritto sui social: “L’ultima immagine che ho di mio marito è quella di un uomo che amava la vita e orgoglioso delle sue gare”.

Per chi non le ha mai vissute profondamente, le road races sono di difficile comprensione. Uno sport estremo, nel senso che non ci sono mezze misure: le emozioni, qualsiasi esse siano, sono fortissime. “The highs are very high and the lows are very low”, uno sport in cui i momenti belli sono fantastici e i momenti brutti sono i più brutti di sempre. E’ uno sport che sa regalare emozioni uniche come pochi altri, a chi sta a casa seguendo con un live timing, a chi sta assiepato tra i prati come spettatore, a chi accompagna i piloti sulla linea di partenza. Questa è l’isola di Man, questo è il TT, queste sono le road races. Vedere per credere.

Ciò che provano i piloti stessi è indescrivibile. Qualcuno ha cercato di descriverlo a parole, qualcuno dice che affrontare il TT è la sfida ultima e più elevata per un motociclista, una sfida che alcuni reputano folle ma per la quale in realtà ci si deve preparare come a ben poche altre gare al mondo.

E’ difficile far capire realmente il senso di questa gara. A volte, dopo la perdita dell’ennesimo amico, sorge spontanea qualche domanda. La risposta, tuttavia, per me arriva quasi subito forte e chiara: mi basta guardare gli occhi di questi stessi piloti mentre risollevano la visiera alla fine del loro giro, nella pit return lane. Io sguardi del genere non li ho mai visti altrove. Occhi che brillano di una vitalità indescrivibile.

Ma loro, i road racers, più vivi che mai lo sono già, tutti i giorni. Per me non sono eroi come alcuni li descrivono, non salvano vite, anzi, mettono a repentaglio la propria e quella dei propri famigliari. Ma nella mia vita ho conosciuto ben poche persone con una gioia di vivere grande quanto alcuni road racers. Piloti, anzi, persone dalla vitalità contagiosa che mi hanno insegnato molto; mi hanno insegnato ad amare la vita, a godere di ogni momento come se fosse l’ultimo. Proprio come fanno loro.

Grazie Daley.

Grazie a tutti voi.

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26 reazioni a TT – La vita e la morte

  1. Centu76 ha scritto:

    Lacrime agli occhi per questo splendido articolo che mi ha commosso! Marta sei sempre grande!
    E tutti questi riders sono semplicemente fantastici!

  2. Anonimo ha scritto:

    Brava ….. Descrizione perfetta di quello che si prova

  3. Paolo ha scritto:

    Vale anche per tutti quelli che ogni giorno salgono in sella. Per lavoro,o per passione.

  4. Romi908 ha scritto:

    Personalmente sono più appassionato di auto che di moto, comprendo il piacere delle corse su strada, sono tutta un altra cosa, sarebbe il mio sogno aver potuto vedere la targa Florio dal vivo. Ecco solo un sogno però. Poi ci ragiono, non siamo più negli anni 70 il senso comune è cambiato, morire per divertirsi non è più accettato ne accettabile. Perdonatemi ma dei gladiatori che si uccidano al Colosseo ne troveremo anche oggi se non fosse vietato. L’ho scritto e riscritto, io non approvo ne comprendo ne giustifico il pilota della domenica che fa le RR per divertirsi. Un pilota professionista si, è pagato e lo farebbe per qualcosa, ma farlo per divertimento?

    • Luca ha scritto:

      Quando hai una passione così forte… i soldi non contano… la moto se ce l’hai dentro tutto il resto non conta…
      ne soldi ne altro…
      Vuoi soli andare ed andare sempre più forte…
      Meglio correre li è non sopravvivere, piuttosto che una macchina ti vede arrivare e esce pensato,tanto è una moto

  5. Anonimo ha scritto:

    …nessun compreso gli darebbe quella gioia /soddisfazione /adrenalina . È proprio questo il punto lo fanno ! Fine

  6. lello ha scritto:

    bello. disgraziatamente l’articolo più bello che abbia mai letto su questo triste argomento,ma sicuramente esplicativo, grazie.

  7. Mario Lega ha scritto:

    Bellissimo pezzo Marta, hai descritto i sentimenti in maniera perfetta, io quando ero in pista, nei percorsi stradali intendo, come Abbazia, Inatra, Spa, ho sempre pensato che si, c’era il rischio di non tornare, ma che non sarebbe mai capitato a me….e andavo con lo stesso fiero orgoglio con gli stessi occhi che hai descritto così bene. Vivere alla grande rischiando di poter morire.

  8. Mauro Casagrande ha scritto:

    Ecco la differenza…..quello pagato corre perche deve portare a casa un risultato. Può scegliere in circostanze diverse che rischio prendersi, questo pero’, toglie subito nella sua coscienza di pilota quell’entusiasmo che dentro di lui lo porta ad ottenere una buona prestazione e rimandare il tutto alla prossima volta.
    Questi invece, sono dei Veri appassionati, scelgono questa corsa perche li distingue da tutti gli altri, da tutti noi, che li ammiriamo per quello che fanno. “Io li ammiro per questo”

  9. Centu76 ha scritto:

    Che onore signor Lega!!!!
    Io penso che chi non ama le corse su strada, non potrà mai capire…dico solo che almeno non critichino perché non sanno che un road racer è diversissimo da un pilota da pista nel modo di vedere le corse…

  10. Pier ha scritto:

    Grazie Marta, grazie Lega, non ho parole da aggiungere a quello che avete scritto….

  11. Luigi ha scritto:

    Bellissimo articolo Marta, come sempre… Grandissimo Mario Lega!
    Io all’eta di 39 anni ho fatto la mia prima gara in salita alla Leccio Reggello con un’Aprilia 125… mi sono veramente emozionato, mi è scesa qualche lacrima sotto il casco

  12. Patrizio beluffi ha scritto:

    Complimenti Marta
    Ho assistito una sola volta ad una road race e come per molti neofiti ovviamente ho iniziato dal TT, e come hai descritto nel tuo splendido articolo si respira un’ aria diversa, fatta di emozioni intense e voglia di esserci a vivere questa grande storia.
    Hai ragione non sono eroi, ma semplicemente persone eccezionalmente attaccate alla voglia di vivere emozioni forti

  13. Egidio ha scritto:

    Si nasce con un solo dono nella vita c’è chi rischa la sua vita x salvare il mondo è noi visitatori di buon cuore e di malvagità e chi preferisce vivere in un atimo di assoluta concentrazione con la coscenza pulita di cogliere l’attimo della vita che ti scorre nelle tue mani penso non ci sia niente di meglio

  14. Anonimo ha scritto:

    Immensa Marta!! Chapeou davvero!

  15. baumann sandro ha scritto:

    Grande Marta un articolo profondo , solo una frequentatrice assidua del TT e tante altre RR poteva scriverlo, .. e descrivere cosi bene ..piloti di un altro mondo ! ciao Sandro

  16. franco calissi ha scritto:

    C’è solo da piangere ed essere vicini ai familiari ed agli amici,perchè almeno questo glielo dobbiamo
    Poi si ricomincia perchè tutto continua come per primi loro che ci hanno lasciato,hanno voluto perchè tutto abbia un senso.

  17. GioTwentySeven ha scritto:

    Ciao Marta, non credo di aver mai scritto nulla sotto i tuoi articoli, ma in poche righe hai descritto in modo molto chiaro e semplice cosa sono le Road Races e il Mondo che ne fa parte, che lo respira e lo vive con pura passione.

  18. Luigi ha scritto:

    Bellissimo articolo. Grande Mario Lega

  19. Fabio Barone ha scritto:

    Grazie a te Marta.

  20. Mirko ha scritto:

    Non so se mi è piaciuto l’articolo in quanto ha – con il giusto trasporto – affrontato le diverse sfaccettature del contesto delle RR – ritenendo possa essere compreso anche da chi mai ha vissuto un simile evento di prima persona – oppure se così è stato in quanto reduce dal mio primo TT ho trovato in esso conferma a molte delle sensazioni “colte” (ho visto nulla per via del meteo) sul posto.

  21. Anonimo ha scritto:

    Ciao, la vita è, o la mort

  22. Joey ha scritto:

    Ciao, la vita è, causa e pretesto solo per la sfida alla morte, oppure si nasce per sfidare la vita, dalla morte. Mi chiamo Joey, come il mio eroe, il mio campione e noi tutti, ne sono certo daremmo un po’ della nostra Vita per farli rinascere. Grazie.

  23. Romano ha scritto:

    Lo Spirito del TT…lo Spirito delle RR…perfettamente riassunto…complimenti e lunga Vita al TT…

  24. Anonimo ha scritto:

    una rulet russa dove non e concesso sbagliareuna gara anacronistica che ha fatto il suo tempo

  25. Renzo - Parma ha scritto:

    Un articolo che mi ha trasmesso forti emozioni. Una vera e propria “Ode al TT” scritta con il cuore e che si capisce il vero senso solo se si ha lo stesso cuore. Marta, e’ un pezzo veramente forte. Grazie.

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