Norton: debiti, ordini inevasi e pensioni rubate. Cosa sta succedendo?

Da qualche giorno in Inghilterra è letteralmente scoppiato il “caso Norton“, con la storica azienda britannica messa in amministrazione controllata

Svariate migliaia di sterline di debiti: 300.000£ per l’esattezza l’ammontare delle tasse non pagate dall’azienda, che nella maestosa sede di Castle Donington impiega circa 100 lavoratori. La Casa, nata nel 1898, aveva iniziato a produrre motociclette nel 1902 e solo 5 anni dopo entrò nella storia vincendo la prima edizione del Tourist Trophy.

Il link con l’Isola di Man è da allora rimasto intrinseco nel DNA di Norton, che negli anni si è distinta per svariati modelli, molti dei quali vengono oggi prodotti come restyling, al fianco delle moderne Norton.

Passata poi a proprietari statunitensi, Norton Motorcycles tornò in mani inglesi nel 2008, quando Stuart Garner la acquisì con l’intento di rilanciarne il grandioso nome e associarla nuovamente alle corse, in particolare all’Isola di Man.

Tale intento fu rispettato solo parzialmente, con un quinto posto come miglior prestazione ottenuta al TT da Joshua Brookes; ma certamente il marchio è tornato a produrre esotiche motociclette che hanno fatto di nuovo breccia nel cuore degli appassionati. Lo scorso anno, tuttavia, Garner aveva lanciato una campagna di crowdfunding da 1 milione di sterline per aiutare a finanziare i numerosi progetti; la raccolta fondi fu poi interrotta, poiché Norton comunicò l’arrivo di un investitore.

Mercoledì scorso, però, il crack: non solo le 300.000 sterline di tasse non corrisposte, ma anche lamentele di numerosi clienti che non si sono ancora visti recapitare moto ordinate lo scorso anno e per le quali hanno già pagato una cospicua caparra.

Ma pare esserci di più, qualcosa di ben più losco: pare che nel 2012-2013 molti dipendenti (e non solo) siano stati convinti a trasferire i loro risparmi in un fondo Norton, bloccato per qualche anno, e che ora non siano più in grado di riscuotere il proprio denaro.

Il CEO Norton Stuart Garner, in tutto questo, dichiara di essere egli stesso una vittima; nel frattempo, anche tutte le altre proprietà del signor Garner sono state poste sotto amministrazione controllata, compreso l’Hotel di Castle Donington.

Garner afferma che il mancato pagamento delle tasse sia dovuto al fatto di non aver ancora ricevuto un credito statale riguardante il settore R&D: 13 milioni di sterline spesi in ricerca e sviluppo negli ultimi 3-4 anni che hanno portato a una serie di nuove moto marchiate Norton; investimento per il quale la Casa starebbe ancora aspettando un credito statale che potrebbe in parte risanare il buco di 300.000 sterline.

A nulla sono valse le immediate vendite delle V4 SS (subito sold out al prezzo di 44.000 sterline!) e delle V4 RR (al più modesto prezzo di 28.000…).

Mentre si attendono ulteriori sviluppi sul futuro di Norton volgiamo uno sguardo anche al Tourist Trophy: la squadra ufficiale, che l’anno scorso aveva schierato John McGuinness per le classi Senior e Superbike, aggiungendo Peter Hickman e Davey Todd per la Lightweight, aveva già dichiarato di non avere programmi per il TT 2020. Una delle Superlight era stata affidata al Team Smiths Racing per prepararla in vista del TT con Hickman, togliendola di fatto da un legame ufficiale con Norton che, da quanto dichiarato, si sarebbe voluta dedicare alla produzione di moto di serie e non al settore racing, almeno per quest’anno.

Cosa faranno ora Smiths Racing e Hickman? Potranno comunque correre con una Norton e, in tal caso, vorranno associarsi al marchio al centro della bufera inglese? Oppure, in puro stile road racing, se ne fregheranno di tutto ciò che sta attorno? Le risposte, certamente, nelle prossime puntate!

 

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