FMI, stop ai nulla osta per le road races ai piloti italiani

La notizia la conoscete ormai tutti, da giorni si trova su pressoché ogni sito italiano che tratti di due ruote. E’ una notizia scottante e scioccante, ma non ce la siamo persa anche se la pubblichiamo solo oggi; semplicemente abbiamo preferito attendere un’ulteriore delucidazione da parte dei diretti interessati. 

Dal 2018 e per almeno tre anni, la Federazione Motociclistica Italiana non rilascerà ai piloti italiani il nulla osta barry leenecessario per partecipare alle corse su strada. Una news che di fatto mette in serie difficoltà i nostri portacolori che ogni anno sperano di potersi cimentare nelle varie road races europee ed extraeuropee: per prendervi parte, infatti, serve proprio un “via libera” da parte della FMI, oltre alla licenza e, in alcuni casi, anche un determinato curriculum ed una serie di risultati validi. Questo nulla osta, però, da ora in avanti non sarà più rilasciato dalla FMI ed i road racers italiani dovranno dunque rivolgersi all’estero.

Ma andiamo con ordine. La notizia era nell’aria da qualche tempo, con alcuni piloti che hanno dovuto faticare già nel corso del 2017 per ottenere tale nulla osta. Fino al 22 dicembre, data in cui la Federazione ha emanato un comunicato stampa che recita:

“La FMI informa che, a seguito della nuova Polizza assicurativa stipulata con la Compagnia Unipol, sono escluse dalla copertura infortuni e RC le partecipazioni a manifestazioni di velocità su strada all’estero, anche se codificate sui calendari internazionali FIME e FIM.

Le manifestazioni in oggetto sono:
– Tandragee 100 – Irlanda del Nord
– Cookstown 100 – Irlanda del Nord
– Frohburger ADAC Dreieckrennen – Germania
– Isle of Man Mountain Course – Gran Bretagna
– Macau Motorcycle Grand Prix – Macao/Cina
– Road Racing 300 Zatáček Gustava Havla Hořice – Repubblica Ceca
– Imatra International Road Racing Championship (IRRC) – Finlandia
E comunque ogni manifestazione su strada all’estero, anche se non facente parte della lista.

Pertanto la FMI non rilascerà alcuna autorizzazione a partecipare a queste manifestazioni, con la validità della Licenza Italiana o Licenza FIM rilasciata dalla FMI, ai piloti che ne facessero richiesta.
I piloti che volessero comunque partecipare a tali manifestazioni saranno pertanto obbligati a procurarsi autonomamente il titolo di partecipazione presso l’organizzatore locale, consapevoli che in nessun caso la FMI potrà essere ritenuta responsabile delle conseguenze della loro partecipazioni alle gare in questione”.

 

Dito puntato dunque sulla nuova polizza assicurativa Unipol, compagnia che si è aggiudicata la Gara europea indetta dalla Federazione per l’affidamento dei servizi assicurativi nei prossimi tre anni (2018-2019-2020).

Solo un problema assicurativo, quindi? Abbiamo cercato di andare a fondo della questione contattando direttamente la FMI con questa esplicita domanda. E la risposta, cortese e puntuale, non ha esattamente ricalcato il sopracitato comunicato stampa. In una Nota inviataci dall’Ufficio Stampa FMI si legge che:

“La FMI ha preso questa decisa e chiara posizione fondamentalmente per tutelare la sicurezza dei propri atleti licenziati. Questo anche nel rispetto del nuovo contratto assicurativo che, dal 2018, è ulteriormente migliorato sotto il profilo della copertura sia per i licenziati che per i tesserati. Da anni stiamo lavorando per migliorare la sicurezza in tutte le nostre attività e pur consapevoli che il fattore rischio non potrà essere eliminato del tutto, siamo convinti che la partecipazione a gare dove i parametri di sicurezza sono anacronistici se non del tutto assenti, sia da evitare. Rispettiamo il valore storico di queste competizioni ed il fascino evocativo che trasmettono, ma le vittime sono e continuano ad essere troppe. I 255 morti nella storia unicamente del TT, di cui 3 solo nel 2017, ne sono un tragico esempio. Dobbiamo sempre ricordarci che ogni Federazione sportiva deve onorare i valori che il CONI individua nella pratica sportiva ritenuta soprattutto crescita e rispetto del valore umano dell’individuo”.

Un problema morale ed economico, dunque, problema condiviso anche dalla Spagna, addirittura già dal 1970, dopo la morte di Santiago Herrero al TT. Per la verità, in Italia ci fu già qualche precedente, il più eclatante dei quali riguarda Giorgio Cantalupo e la sua mancata partecipazione al Tourist Trophy 1999, quando la Federazione Italiana gli negò il nulla osta.

Tre anni prima, al Meeting di Bangkok del 1996, la Federazione Internazionale prese posizione contro il TT. La cosa non scalfì l’ACU (Auto-Cycle Union, la Federazione britannica), che avvalendosi di un mandato del governatore avrebbe comunque potuto continuare ad organizzare il Tourist Trophy; di conseguenza, per la prima volta nella storia la Federazione tolse la “Protection Data”  ad un evento internazionale, ovvero l’impossibilità di organizzare eventi concomitanti. Un chiaro intento ostruzionista che spiega perché oggi il Mondiale Superbike o la MotoGP possono avere luogo negli stessi giorni del Tourist Trophy.

Ma veniamo alle questioni pratiche: cosa succederà adesso con i piloti che intendono correre le road races? Semplice, più o meno. Basterà procurarsi una licenza straniera e relativo nulla osta. Lo si può fare in Slovenia o in Croazia (dove i costi sono tra l’altro più ridotti), in Belgio (come fece Franco Martinel, pilota Sidecar al TT, aggirando in questo modo il limite dei 70 anni di età imposto dalla FMI), più difficilmente ora a San Marino. Certo, rimane il rammarico di non poter rappresentare il proprio Paese all’estero, oltre al fatto di vedersi in qualche modo “discriminati”.

Sono già attivi sul fronte della ricerca di una licenza straniera piloti come Stefano Bonetti (che sarà al TT 2018 di nuovo con Paton; la Casa milanese ha assicurato il supporto totale a Stefano con qualsiasi licenza sceglierà di correre, anche se è grosso il dispiacere di non avere più un binomio “puro” pilota italiano-moto italiana), Francesco Curinga (che ha come obiettivo di nuovo il Manx GP 2018) e Lorenzo Tiveron (nostro rappresentante all’Ulster GP ormai da qualche anno). Di avviso totalmente diverso Alex Polita, che dichiara di poter rinunciare alle road races se la Federazione non cambierà idea: “Nella mia lunga carriera ho onorato la mia bandiera su tutti i gradini del podio di ogni circuito del Mondo. Cosa che continuerò a fare non cercando altre vie per realizzare i miei obiettivi futuri. Credo e spero che da parte della nostra Federazione qualcosa cambi. Orgogliosamente italiano”.

Cosa succede invece con il CIVS e l’Europeo Salita? Assolutamente niente. La FMI assicura che “le salite” non saranno toccate da questa “bufera”: “il CIVS è un campionato a titolazione nazionale, l’Europeo a titolazione continentale, ben diversi dalle altre road races che non hanno titolazione alcuna” ci spiega l’Ufficio Stampa FMI.

Niente nulla osta, inoltre, anche per effettuare i famosi “Parade Laps” all’Isola di Man.

Una presa di posizione economica e morale per certi versi condivisibile, ma che nega di fatto la libertà di scelta individuale con il supporto del proprio Paese. Andando contro, inoltre, a ciò che si legge nella “mission” stessa della FMI: “La Federazione promuove e diffonde la passione per le due ruote nello sport, nel tempo libero e nel quotidiano ispirandosi ai bisogni dei motociclisti per creare soddisfazione e nuove opportunità”

 

*** Un ringraziamento a Pier Giuseppe Ortalda (Presidente del TT Supporters Italy) per la preziosissima consulenza***

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4 reazioni a FMI, stop ai nulla osta per le road races ai piloti italiani

  1. Harno #3 ha scritto:

    Quindi per correre da ora, in una R.R internazionale come pilota italiano, ci vorrebbe solo un miracolo ? miracoli che a quanto pare, in Itala, a volte accadono !!!

  2. Luca ha scritto:

    Quante fregnacce federali per non ammettere che l’UNIPOL non vuole correre il rischio di pagare risarcimenti per incidenti avvenuti in R.R., rovinandosi il budget. E chi ne paga il conto sono i piloti italiani, costretti ad elemosinare una licenza straniera.
    Solito epilogo all’italiana.

  3. Romeo ha scritto:

    Probabilmente togliendo “il macigno” rappresentato dalle RR l’Unipol ha potuto fare un grosso sconto o a parità di costo aumentare le coperture a FMI. Non scordiamo che è da pazzi coprire a tutti i tesserati i rischi di chi corre le RR, é un surplus della polizza folle, però se invece di 10 piloti corressero in 100 la situazione sarebbe diversa, la federazione non potrebbe trascurare questa parte di movimento motociclistico. La decisione a mio parere ci sta tutta, magari ci starebbe però anche la scappatoia di una liberatoria provvisoria per far correre lo stesso i piloti senza copertura assicurativa, quello potrebbero farlo.

  4. franco calissi ha scritto:

    “il CIVS è un campionato a titolazione nazionale, l’Europeo a titolazione continentale, ben diversi dalle altre road races che non hanno titolazione alcuna”

    Ah ecco dove sta l’ostacolo,tutto da perdere e poco da guadagnare !

    Non si capisce infatti dove stia la differenza tra le Salite per strada e le Road Races

    E’ una questione di “visibilità”,oltre che di quattrini,diciamocelo,altro che “sicurezza dei propri atleti “

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