Intervista a Nadieh Schoots, newcomer alla North West e all’Ulster GP

Scatta oggi sulla bella costa settentrionale dell’Irlanda del Nord l’attesissima North West 200, la prima International Road Race della stagione. E nella entry-list, più precisamente tra i newcomers, troviamo una signorina molto interessante e parecchio veloce, che risponde al nome di Nadieh Schoots

Nadieh Schoots alla North West 200 oggi, nella sessione di prove dedicata ai newcomers, che ha concluso al primo posto (foto: Diego Mola)

Olandese classe 1991, Nadieh affronta la sua prima corsa su strada internazionale proprio quest’anno, ma non sarà l’unica. Alla North West 200 farà seguito il debutto all’Ulster GP di agosto e poi, forse, il suo sogno nel cassetto si avvererà.

Determinazione e “manetta” non mancano di certo alla Schoots, che, dopo qualche anno di competizioni in pista (tra cui il British Superstock Championship con il Team ILR di Ian Lougher), ha deciso di volgere l’attenzione alle road races. Il perché, assolutamente affascinante, ce lo spiega lei stessa.

Il 2017 ha segnato per Nadieh un anno certamente di svolta, avendo disputato l’intero International Road Racing Championship con brillanti risultati: top ten, miglior newcomer (Horice), giro più veloce in gara (Schleiz); insomma, la ventisettenne di Zuidland non passa certo inosservata in questo ambiente di maschietti in cui si sta facendo largo a gomiti alti.

Alla North West 200 Nadieh Schoots corre con la sua Kawasaki ZX-10R nera e azzurra ed il numero 45 sul cupolino, con obiettivi ben precisi.

 

Nadieh, cosa ti aspetti da questa tua prima North West 200? Ci sei già stata come spettatrice?

No, mai, quindi non ho idea di cosa aspettarmi, ahah. Però sono ben preparata per quanto riguarda la conoscenza del tracciato e setup della moto, devo solo mettere tutto assieme nelle prime prove. L’obiettivo mio e del Team è quello di essere il newcomer più veloce quest’anno, ma dobbiamo prima vedere in che posizione ci troveremo dopo il primo giorno di prove.

 

Perché hai scelto le road races dopo anni in pista?

Ho scelto di iniziare con le road races nel 2014 dopo aver rivisto “Closer to the Edge”, sono stata colpita dallo sguardo dei piloti mentre parlano di com’è correre all’Isola di Man. Da quel momento ho lavorato molto sulla mia guida per arrivare ad essere a mio agio su strada. L’anno scorso mi sono sentita pronta per l’IRRC ed ora è il momento della North West 200 e dell’Ulster GP. Il TT non è troppo lontano!

C’è qualche pilota che ti sta aiutando dandoti consigli su come affrontare North West e Ulster GP?

Sono fortunata perché conosco alcuni dei piloti più veloci ed il mio punto di riferimento per i consigli è Peter Hickman. Per me fa la differenza essere in grado di chiedere suggerimenti a top riders e team; significa che ho bisogno di meno tempo per imparare i tracciati e che la mia squadra può paragonare il set up con quello delle moto dei big. Essendo una newcomer, tutto questo ci semplifica molto la vita.

Qual è il tuo obiettivo dopo North West e TT quest’anno? Ho sentito dire che vorresti correre al famigerato Macau Grand Prix!

Sì! Correre a Macao è l’ultimo grande obiettivo per questa stagione, ottenendo certi risultati alla North West, all’Ulster e nell’IRRC. Dato che come pilota sono mlto precisa, so che mi troverei bene sul tracciato di Macao. Sarebbe fantastico poter correre lì già quest’anno! Oltre a quello voglio naturalmente correre al TT, credo che la mia prima volta sarà nel 2019 o 2020.

Sei un pilota professionista o hai un altro lavoro?

Un po’ entrambe le cose. Non guadagno correndo al momento, ma trascorro la maggior parte del mio tempo in moto o sbrigando i vari compiti da team manager. Spero che nel corso dell’anno, dopo aver fatto le International, potrò iniziare a guadagnare qualcosa. 

 

Come ci si sente ad essere una ragazza nel mondo road racing, soprattutto nell’IRRC dove sei l’unica donna che corre?

A volte è un po’ strano, specialmente lo è stato all’inizio della scorsa stagione nell’IRRC. Tutti gli altri piloti semplicemente mi fissavano o chiedevano una foto. Ci è voluto fino al quarto round a Schleiz, quando ho concluso al 10° posto con le slick una gara metà asciutta e metà bagnata, perché io ed il mio team iniziassimo finalmente ad essere considerati parte della famiglia IRRC. Ora nel paddock è tutto normale, a parte il fatto che credo di ricevere più inviti alle feste rispetto agli altri piloti, ahah. Inoltre, molte volte i fan o gli organizzatori pensano che il pilota sia il mio meccanico e non io. Ora ci scherziamo sopra, ma spero che in futuro la gente la smetta di pensare che una donna possa essere coinvolta in un team solo perché è la fidanzata di un pilota.

Sono assolutamente d’accordo con te! 

In passato hai corso nel BSB per il Team ILR. Avevi a che fare con Ian Lougher? Lui ha avuto qualche influenza sul tuo passaggio alle road races?

Ho fatto con ILR il BSB Superstock nel 2016. Era la mia prima stagione con un 1000cc e la mia famiglia, i miei sponsor ed io pensavamo che fosse una buona cosa correre per Ian Lougher e imparare da lui. E invece con Ian non andavo molto d’accordo e sarebbe stato molto meglio spendere i soldi con una moto nostra e fare le cose per conto nostro. Ma va bene così, perché comunque ho imparato molto quell’anno e sono diventata sicuramente migliore anche come proprietaria di un team. Ian comunque non ha avuto alcun ruolo nel mio passaggio alle road races. 

La tua Kawasaki per la North West è una Superstock, farai invece dei cambiamenti per le gare Superbike?

La mia moto è completamente Stock e lo rimarrà anche per le gare Superbike, anche perché è molto più semplice per il Team poter gestire le varie sessioni. Spero in futuro di poter avere una Superbike oltre alla Stock per le International Road Races, ma al momento così è perfetto. 

Credo che la tua vita non sia esattamente uguale a quella della maggior parte delle ragazze… Cosa pensano i tuoi amici della tua scelta di essere pilota?

Beh, la maggior parte delle persone che considero amiche le ho conosciute grazie alle corse (o grazie alla musica, i musicisti sorprendentemente hanno uno stile di vita e una mentalità simile ai piloti secondo me), quindi credono che quello che io faccio sia fantastico. Tra i miei amici “normali” della scuola ne è rimasta soltanto una con cui parlo regolarmente. Viviamo vite completamente differenti ma troviamo il tempo di vederci un paio di volte all’anno. Molte persone che non sono nell’ambiente non capiscono perché metto così tanto tempo e impegno in questo, o perché le gare vengono sempre al primo posto per me, quindi sono contenta che lei mi sia rimasta vicina! 

 

Perché la scritta “Non Ancora Morta” sul tuo casco?

“Non Ancora Morta” è venuto fuori quando correvo per ILR. Quando ho firmato per il Team durante l’inverno ero davvero felicissima, era un sogno che si stava avverando! Ma poi lentamente ed inesorabilmente il sogno si è infranto, il team non era come me lo ero aspettata e ho fatto molta fatica. Ero arrivata l punto in cui ero più veloce in un giorno di prove libere da sola con gomme usate rispetto ad una sessione di qualifiche del BSB con gomme nuove ed il Team attorno a me. Mi sentivo bloccata. Poi ho sentito una canzone di Frank Turner, intitolata Get Better, e nel testo diceva “possiamo migliorare, perché non siamo ancora morti”. Questo mi ha ispirata a prendere le mie responsabilità e trarre il massimo da ciò che il Team poteva offrirmi, trovare quei consigli e quell’atmosfera di cui avevo bisogno nel paddock del BSB. Il round di Knockhill è stato il primo a cui mi sono approcciata con questa mentalità e la differenza sulla mia guida è stata enorme. 

 

Nadieh a volte porta anche un’altra scritta sul casco, “Luck is for losers”, ovvero “La fortuna è per i perdenti”. Determinata la ragazza!

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